A volte le scarpe non raccontano una moda, ma una fuga.
Le rivoluzioni più vere non hanno bisogno di rumore, solo di passi che nessuno sente.

C’erano delle scarpe vecchie di mia madre, sempre sotto al letto.
Non so perché non le metteva mai, eppure ogni volta che passavo da lì, le guardavo. Scarpe basse, grigie, consumate, con la punta leggermente piegata verso l’interno.
Avevano qualcosa da dire, anche senza fare rumore.
Un giorno le chiesi:
«Perché non le butti?»
Lei sorrise. Quel sorriso che non ha fretta di spiegare.
«Mi hanno portata via da un posto dove non volevo più stare.»
Mi sembrò una frase semplice, eppure da allora non vidi più quelle scarpe allo stesso modo.
Capii che a volte, per salvarsi, non serve correre o gridare. Basta infilarsi un paio di scarpe e andarsene piano.
In silenzio.
La rivoluzione più grande che ho visto è stata sotto un letto, nascosta dentro una scarpa stanca.