
Agosto ci divora: l’amore più forte e disperato nelle notti d’estate
D’agosto si fa l’amore più forte, più disperato.
Il caldo non perdona, spinge fuori tutta la fame che teniamo nascosta, come un tamburo invisibile che batte sotto pelle.
È notte, una notte di agosto agitata da un vento tiepido e capriccioso. Camminiamo lungo il marciapiede come naufraghi esitanti, scambiando poche parole, quasi sussurrate.
Il vento ci sfiora, ci attraversa, lascia sulle guance e sulle labbra un odore acre e dolce insieme: donna, foglie estive, tempo che scivola senza fermarsi.
Il cuore trabocca e mi fermo.

Ti guardo.
Tu sei lì, con lo sguardo che non chiede spiegazioni, con il passo sospeso come un respiro interrotto. Non c’è bisogno di chiarire nulla: i corpi parlano prima delle bocche. L’amore, ad agosto, non è carezza ma febbre, non è promessa ma fiamma che divora.
Il vento ci spinge l’uno contro l’altra, come mani invisibili che ci guidano al destino. Le tue dita trovano le mie e allora capisco: la pelle, in agosto, non è più pelle. È fame. È soglia. È confessione.
La città si ritira, lascia solo noi, i respiri, e il fruscio ostinato delle foglie secche.

«Noi viviamo l’essere nostro più autentico quando ancora non sappiamo ammirare» sussurro, senza sapere se lo dico a te o al vento.
Ma tu sorridi.
E il tuo sorriso è la verità: non serve ammirare, serve cogliere. Qui, ora, in questo attimo che ci divora e ci rende eterni.