Fame di me Storia di un amore che divora

Una storia intensa e carnale: l’amore vissuto come fame insaziabile, desiderio che divora e lascia segni sulla pelle e nell’anima. Racconto passionale da leggere con il respiro sospeso. Jim Lia Scott

Fame di me: quando l’amore è voracità, ossessione e bisogno

Facciamo l’amore con la stessa voracità con cui si divora un frutto appena colto, quando il succo cola lungo le mani e non si ha tempo di pensare a nulla, solo a saziare quella fame improvvisa. Con te è così: ti spremo, ti mordo, ti bevevo come se fossi l’unica fonte d’acqua in un deserto infinito.

Non c’era mai gradualità, mai la dolcezza dell’attesa. Il tuo desiderio esplode senza preavviso, come un incendio che non dà tregua. Basta un gesto minimo — il modo in cui sollevavo un bicchiere alle labbra, un respiro trattenuto più del dovuto, una parola sussurrata e divento la tua fame pura. Fame di me.

Quella voracità non è mai confinata alla pelle. Mi entro dentro, ti strappo via certezze, ti scomponi. Ogni volta mi prendi come se avessi paura di perdermi, come se il tempo si potesse spezzare da un momento all’altro. Sona la tua urgenza, la tua dipendenza, il tuo veleno preferito.

Lo facciamo nei posti più impensabili. Un vicolo deserto, con le luci giallastre dei lampioni che allungano ombre storte sui muri. Un ascensore bloccato tra due piani, dove il tempo sembra sospeso solo per noi. Una stanza d’albergo con tende pesanti e nessuna finestra. Oppure nel silenzio ordinario di casa, quando all’improvviso lasci cadere ciò che stai facendo e ti scagli addosso a me come un lupa affamata.

Non c’è logica. Non c’è galateo del desiderio. C’era solo la fame.

E io lascio che accade. Perché in quella tua brutalità, n quel modo di “prendermi” senza chiedere permesso, si nasconde una verità che nessun’altra carezza mi ha mai dato: il bisogno assoluto. Non il piacere da condividere, non la dolcezza reciproca. Ma il bisogno crudo, feroce, incontrollabile.

Ogni tuo bacio è un morso. Ogni tuo tocco, una presa. Il tuo corpo non si accontenta di cercarmi: vuole consumarmi e vuole che lasci addosso sulla pelle i segni del mio passaggio. Lividi, graffi, morsi, la pelle arrossata: cicatrici momentanee che testimoniavano quanto fossi stata divorata.

Eppure, paradossalmente, non c’è violenza. O almeno non quella che il mondo pensa. C’è un rituale istintivo, un riconoscersi animale contro animale, predatore e preda, preda e predatrice che si scambiavano i ruoli continuamente. A volte mi possiedi come se volessi cancellarmi, altre volte sei tu a chiedere inconsapevolmente di essere divorata.

Quando parliamo di questo è solo per dirci quanto bello e potente è tutto ciò. Non ci sono spiegazioni, non ci sono promesse. Solo la fame, a sorpresa, che ci travolge. E ogni volta che finisce, restiamo in silenzio. Lei, con il respiro spezzato, mi fissa come chi ha appena bevuto troppo in fretta. Io, svuotato, so che presto torna a cercarmi di nuovo, con la stessa furia.

Molti non capirebbero. Molti parlerebbero di dipendenza tossica, di ossessione malata, di possesso. Forse hanno ragione. Ma io so che in quel nostro bisogno feroce c’è una forma di verità che pochi hanno il coraggio di ammettere: il sesso non è sempre dolce. A volte è fame. A volte è bisogno irrazionale. A volte è annientamento.

E io, di fronte a lei, ho scelto sempre di lasciarmi divorare. Perché in quell’essere consumato, finalmente, mi sento vivo.


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Fame di me

Facevamo l’amore con la stessa voracità con cui si divora un frutto maturo, quando il succo cola lungo le dita e non c’è più tempo per preoccuparsi di niente.
Mi spremi.
Mi mangi.
Mi bevi.

Ogni volta è un atto di conquista, selvaggio e necessario, come se il mondo potesse finire un attimo dopo. E in un certo senso finiva davvero: la tua fame non lascia spazio ad altro che a noi due.

Non è tenerezza, non è attesa. E’ urgenza. E’ la tua bocca che mi cerca come si cerca l’aria.
Sono il tuo vizio, la tua dipendenza, il tuo peccato.

Non importa dove: un vicolo buio, un ascensore fermo tra due piani, una stanza d’albergo senza finestre. Basta uno sguardo, un silenzio improvviso, e quella fame ti divora.

Ogni volta mi prendi come se non ci fosse un domani, come se temessi che da un momento all’altro potessi sparire. Mi scuoti, mi rompi, mi pieghi. E io… io lascio che lo fai. Perché dentro quella tua brutalità c’è una verità che nessun’altra carezza mi ha mai dato: il bisogno assoluto.

E’ sesso che non conosceva misura.
Una passione che morde, che segna il suo passaggio con lividi morsi e graffi.
Un desiderio che non chiede permesso.

Sono la tua carne, il tuo veleno, il tuo bicchiere d’acqua nel deserto.
E ogni volta che mi cerchi, io mi lascio divorare.

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