Sul cazzo, ma nel cuore

Sul cazzo, ma nel cuore

🕸️ Sul cazzo, ma nel cuore Quando la sveglia suona e il martedì già mi pesa, sorseggio il mio caffè mi, mi sento come quel calzino spaiato nel cassetto: un po’ perso. Poi, sorrido, perché so che mi appaio solo con il tuo. È in momenti come questi, quando, il tuo esserci, si fa così tangibile, che mi prende un po’ di stizza. E così, senza pensarci, mi scappa un “mi stai sul cazzo” che è un sussurro, quasi una carezza. Sì, perché dietro quel mugugno, c’è tutto, il nostro delirio. Il caos che porti, il tuo modo unico di essere, quel disordine che sei e che io non cambierei. Non è un caso che quel “mi stai sul cazzo” sia in realtà un “ti amo” detto con il cuore, un sussurro complice, un dolce rumore che solo noi comprendiamo. Poi quei momenti in cui la tua dolcezza è così disarmante che mi fa girare la testa. Improvvisamente, ci troviamo impantanati in una discussione, su un punto così assurdo che non riusciamo a trovare le parole. È lì, quando l’assurdo prende il sopravvento, che mi viene da gridare: “ti odio!”. Ma è un odio dei giochi, un desiderio così forte che quasi si sgrana tra le dita. È la nostra tempesta in un bicchiere, la nostra trama. Perché quel “ti odio” è in realtà un “ti amo” ancora più forte, la misura esatta di un volo mano nella mano che non teme la sorte, un volo mano nella mano che non teme la sorte. E se il disordine in testa cresce, la tua mancanza mi porta all’esasperazione – sei un rumore che non mi stanca, anzi, è la tua mancanza che proprio non mi va giù – a volte sussurro piano, altre alzo un po’ la voce: “non ti sopporto!”. Ma quel “non ti sopporto” è una frase che all’anima non nuoce. Perché, a pensarci bene, quel “non ti sopporto” è solo un altro modo, forse un po’ contorto, per dire che senza te, mi sentirei vuoto. E poi c’è quando la pazienza mi abbandona. Davanti a quella voce che mi suona come la follia che tu hai dentro la mia mente, mi scappa un sonoro e prepotente “vaffanculo!”. Ma, in quelle parole c’è solo la consapevolezza, profonda e radicata, di chi sa che tu non sei la destinazione del viaggio, ma la compagna. E quel “vaffanculo all’ennesima potenza” è un patto, un tacito “senza te, sarei matto”.

Jim Liam Scott

Condividi questo articolo →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Post correlati

La fame e il dolce – Quando il desiderio parla prima dell’amore Un racconto breve e crudo sul desiderio che divora, sulla voglia di conoscere l’altro nella sua verità più istintiva. Quando la dolcezza può aspettare. Di Jim Liam Scott.
La fame e il dolce – Quando il desiderio parla prima dell’amore
Ho chiuso la porta con un piede, ma non c’era niente di elegante in quel gesto. Era istinto, fame. Le mani, la bocca, il respiro: tutto in me correva verso di lei. Non un saluto. Non un sorriso. Solo la necessità brutale di sentirla sotto la pelle, come una febbre.
A volte le scarpe non raccontano una moda, ma una fuga. Le rivoluzioni più vere non hanno bisogno di rumore, solo di passi che nessuno sente.
Le scarpe vecchie di mia madre
A volte le scarpe non raccontano una moda, ma una fuga. Le rivoluzioni più vere non hanno bisogno di rumore, solo di passi che nessuno sente.
Quadri e Libri Jim Liam Scott
Quadri e Libri
🕸️ Sapete, quando vai in una casa nuova e inviti degli amici, tra le cose più belle che possono regalarti ci sono i quadri e i libri.

La tua card

"promemoria del giorno" 😜

Se vuoi puoi richiedermi la tua card “promemoria del griono” personalizzata, basta richiederla ed è gratis.